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Reisetagebuch · 6. November 2022 · Italienisches Original

Basra

Iraq · 2 / 8

6. November 202202 / 08
Lesesprache

Italienisch ist das Original. Englisch und Deutsch sind automatische Übersetzungen.

Bene, visto l’interesse, continuo da dove ero arrivato.

I bagni di BSR sono abbastanza puliti, all’inizio spero che i prossimi siano meglio, alla fine dell’avventura capirò che erano i bagni più puliti di tutto il viaggio.

Mi dirigo all’uscita. Il terminal è protetto, nel senso che nessun taxi, amico, famigliare, autista, civile o chiunque altro che non debba prendere un volo, è autorizzato ad avvicinarsi. Si entra e si esce tramite checkpoints e solo chi è pre-autorizzato (o in possesso di biglietto passa). Ovviamente questo si trasforma nel primo problema. Non ci sono taxi, Uber, Careem o cammelli che mi possano portare in centro. Unica opzione il VIP service in auto simil-blindata alla modica cifra di 50 USD. 15 km a piedi non sono un’opzione.

Faccio un tentativo di negoziazione. Proviamo a vedere se troviamo un accordo per meno.

Niente da fare. Una simpatica signorina mi dice “Ahahah…No mai frient. Ddis is not Turkey”….ok ok.

La soluzione la trovo subito. Scorgo una chioma bionda con zaino. Penso, questa non è iraqena e sta cercando di andare al centro ma ha il mio stesso problema. Provo ad offrirle una soluzione.

Bingo. In 10 minuti siamo su una GMC Yukon nera. 25USD a testa sembra ragionevole. Abbiamo anche il vip pass che ci permette di evitare due checkpoints ed anticipare controllo zaini direttamente al terminal.

Nota: I checkpoints in Iraq sono snervanti. Sono in ingresso e uscita da ogni provincia, città e grande struttura (e.g. mercati, aeroporti, stazioni etc.). Controllano documenti, perquisiscono i mezzi, controllano con i cani eventuale presenza di esplosivi. Con alcuni passaporti sono anche più lunghi ed includono una serie di domande senza grande senso. Ovviamente only in arabic. In alcuni casi, i checkpoints possono essere evitati con questi VIP service. Fondamentalmente pensati per lavoratori oil&gas, fanno il controllo alla partenza e con una sorta di green pass, saltano tutte le file.

Prima di salire a bordo, incontro questi burloni. Cinesi in rientro da Halloween?

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Ritorniamo al viaggio. Traversata aeroporto-centro.

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Nota 2: Per tutti quelli che restano bloccati in Corso Malta a Napoli, sul GRA di Roma o in Viale Certosa a Milano, ecco, se volete capire cos’è il traffico fate un viaggio in Iraq. Tornerete pensando che farsi Linate-Rho alle 7 di mattina sia una bella passeggiatina nel giardino dell’Eden.

Qualche foto del tragitto:

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Mi guardo intorno, cerco di catturare le prime impressioni.

Cerco di capire se quelli del Federal Department of Foreign Affairs hanno ragione. Mi vengono i mente i lapidari messaggi letti ovunque prima di partire: Do not travel to Iraq due to terrorism, kidnapping, armed conflict, civil unrest, violence. Dal vetro posteriore dell’auto vedo solo tante auto, traffico, confusione, gente ammassata ma per ora mi sembra tutto nella norma. Ovvio, nella norma di un paese che sta difficoltosamente uscendo da una guerra e dove povertà e corruzione sono due problemi giganti.

In quasi 80 minuti percorriamo i circa 15 km di strada. L’autista mi fa scendere all’albergo che avevo prenotato in centro e prosegue alla prossima fermata con Amanda, la bionda dell’aeroporto.

L’albergo è bello, pulito e non ho ben capito perché ma mi assegnano una tripla. 50 USD B&B. Poco male. Tra le altre cose essendo arrivato prestissimo mi offrono anche la colazione all’arrivo.

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Prima scoperta importante: In Iraq negli alberghi non c’è la carta igienica. Chiedo in reception. Non capiscono. Ok, never mind. Me la compro (se la trovo)

Doccia rinfrescante, cambio mutande e via alla scoperta della pericolosissima Bassora. L’itinerario che ho in mente sembrerebbe fattibile. Chiedo conferma alla reception per capire se è meglio evitare qualcosa. Mi dicono di andare tranquillo e che se ho bisogno di qualcosa, ci sono loro (mi chiedo, in che senso?). Comunque mi affido alla buona sorte e parto.

Souq, Museo di Storia, Palazzo di Saddam e città vecchia mi aspettano.

Faccio pochi metri a piedi ed entro nel vivace souq. La città al primo sguardo mi sembra un mix tra Cairo, New Delhi e Yazd. Vado avanti e mi perdo tra la gente che fa la spesa e che sembra incuriosita dalla presenza di un iPhone in modalità telecamera on. Tutti mi chiedono la stessa cosa e la storia si ripete una decina di volte.

Where are you from?

Italy

Ooo good, Roma, Milano?

No, Napoli

Maradona! Tourist?

Yes.

A questo punto, sempre e dico sempre, mi offrono qualsiasi cosa – GRATIS!!! Non c’è uno che mi lascia pagare. Bevo te, mangio una quantità di datteri da sentirmi male, noci, perfino un gambero crudo ed un pomodoro. L’ospitalità qui è una cosa seria, quasi come il calcio. Maradona è il re, Totti e Del Piero seguono. Qualcuno è confuso, mi dice anche Messi. Boh, Peccato che nessuno conosca Berardi o Chiesa. Il declino della nostra nazionale è evidente anche nel souq di Bassora. Ovviamente tutti mi chiedono foto, selfie e faccio fatica a mantenere il ritmo che volevo. Nel frattempo, le mie poche preoccupazioni in termini di sicurezza si affievoliscono e mi godo questa incredibile aria di festa. L’unica preoccupazione reale è ora la carta igienica ed il fatto che tutto quel cibo crudo non mi costringa ad utilizzarla troppo presto.

Qui una carrellata di foto, alcune con spiegazione dedicata.

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In questo mercato sembrano fissati con disposizioni geometriche perfette.

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Uno dei due è iraqeno. Scegliete voi.

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Carne freschissima. Direi che piu fresca è difficile.

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Pesci (commestibili?)

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Amici di te

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Fortuna che l’acqua è bollita.

Pizza con ketchup in bustina. Direi che commercialmente è meglio dell’hawian pizza. Se passa un napoletano e fai in tempo a nasconderla puoi sempre spacciarla come una buona pizza carne trita e verdure.

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Passato in rassegna il souq e munitomi di una improbabile toilet paper, è ora di provare ad arrivare al palazzo di Saddam Hussein. Una volta simbolo del potere è oggi il museo di storia della città. La visita è interessante per alcuni reperti e soprattutto per vedere quello che rimane del palazzo. La sua storia è abbastanza controversa, prima residenza del dittatore poi devastato durante la prima e la seconda guerra del golfo, poi lasciato all’incuria, poi occuptao dagli inglesi, da pochi anni è diventato museo.

Ci arrivo facilmente con un taxi. Pochi dinari e sono all’ingresso. Anche qui checkpoint, controllo documenti un paio di domande e sono dentro.

Al museo non sono l’unico straniero. Sorpresa c’è un gruppetto di francesi lavoratori di Total. Giro tra le sale e poi salgo sul tetto. Visito alcune stanze, anche i bagni. Purtroppo continuano a ripetermi “No foto” quindi devo trattenermi. E sentirsi dire “No foto” in Iraq non è lo stesso di quando te lo dicono mentre stai guardano i Girasoli di Van Gogh.

Interni ed esterni (potete vedere che nonostante bombe e razzie, la sontuosità è incredibilmente intatta) ed alcuni reperti (pezzi dell’era babilonese, sumera ed assira)

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Nonostante la quantità di datteri mangiata, inizio ad avere fame. Mi fermo a mangiare poco distante con vista sullo Shatt Al Arab

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Ordino un biryani e da bere leban. Mi arriva una porzione enorme. Altro standard iraqeno. Incantato dalla enormità del piatto, dimentico di fare una foto. Comunque immaginatevi 1 kg di riso, 1 kg di pollo, mandorle, ceci, cipolle, pomodori ed altre cose a caso su un piatto di 50 cm di diametro.

Ne avanzo due terzi, finisco il mio leban (conosciuto da molti come ayran), pago circa 12USD e mi avvio verso old Bassora. Sono ormai le 15:30, il tempo stringe. Ci sarà luce fino alle 17:15, mi devo sbrigare. La città vecchia non è la parte migliore della città, soprattutto al buio.

In 20 minuti arrivo in quella che è stata definita la Venezia del medio Oriente. La città è veramente sporca, i canali, una volta usati per trasportare merci sono ormai fogne, le case a pezzi, ci sono macerie, pietre, legno abbandonato, povertà ovunque. Nonostante tutto, si respira storia. Qui le case, o quello che rimane raccontano di un passato glorioso, di una ricchezza che una volta aveva portato prosperità e che anni di guerre, invasioni e conflitti hanno cancellato. Ci sono anche piccole storie di speranza, come un piccolo centro culturale ristrutturato e riportato al suo vecchio splendore o come una scuola finanziata dal British Museum piena di bambini sorridenti. Ma sono soprattutto gli investimenti dell’Unesco che sta ristrutturando alcune case e canali ad essere la speranza di questo posto. C’è tanto da fare, veramente tanto, ma per fortuna qualcosa si muove.

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Riesco anche ad intrufolarmi in una casa e a scattare qualche foto. L’unica foto decente purtroppo è il pavimento.

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I bambini, poveri, poverissimi ma sempre sorridenti.

Quelli con qualche anno in piu, uguali, in sella alla loro agusta brutale, mocassino Tods e sorrisi a non finire.

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Il centro culturale dove mi fermo per un te e dove scambio due chiacchiere con Ahmed, il simpatico proprietario che mi racconta della sua vita e di quello che sta facendo per questa città. Storia incredibile di resilienza che meriterebbe un libro. Mi chiede di non fotografarlo. E’ evidente che abbia paura di qualcosa. Non me lo dice ma lo percepisco. Vivere qui, non è semplice, anche una foto puo’ fare la differenza.

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E’ ora di andare. Mi dirigo verso il fiume. Se c’è un fiume ci deve essere una barca o qualcosa per fare un giro sull’acqua. Chiedo ad un tassista. Ci capiamo a gesti. 2 dollari, 10 minuti di traffico e mi porta qui:

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Mmm…forse non ha capito.

A no, aspetta. Ha capito. Ecco la barca

Scene di vita quotidiana, Sedie a pagamento per guardare il panorama. Welcome to Iraq.

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Mi accordo per 10 dollari. Eravamo partiti da 30. Non avro’ il front seat. Ci tiene a dirmelo. Va bene. Tutto questo in arabo, gesti e cambiovaluta USD-IQD istantaneo. Faccio una foto in business class e poi subito dietro come da accordi.Dall’acqua ripassiamo vicino al palazzo di Saddam. Location niente male per un palazzo in cui ha dormito solo una notte.Alcune foto della gita sulla Senna, inculsa vista di riva gauche and rive droite.

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La luce ormai svanisce ed il buio si impossessa della città. Rientro piano piano in albergo pensando alla lunga giornata e ai tanti “DO NOT TRAVEL TO IRAQ” letti prima di partire. La mente pensa, si perde in pensieri difficili. Non è facile fare il turista in un paese in queste condizioni e dove la gente vive con nulla. Il rischio che qualche mente calda si faccia esplodere mentre sei nei suoi dintorni c’è. Non è un posto per principianti. Pero’ vedere da vicino è l’unica soluzione all’ignoranza. Andare oltre gli stereotipi è quello che ho sempre fatto e questo è l’unico modo che conosco. Viaggiate.

In albergo vengo accolto da botti, spari ed urla festose. C’è un matrimonio. Il casino che fanno non mi farà mai addormentare. Qualcosa mi dice che la mia giornata non è ancora finita.

La sposa

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Lo sposo

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Vado in camera. L’orologio mi dice che sono appena le 18:10. Il mio corpo sembra avere un’opinione diversa. Sono cotto ma non cedo. Mi lavo, mi rivesto e chiedo alla reception dove poter andare per mangiare qualcosa.

Mi chiedono cosa mi piacerebbe fare. Mi rendo improvvisamente conto che forse esiste una nightlife. Mi indicano un posto a pochi isolati. Un rooftop in centro dove si mangia e si passa il tempo con la famiglia o gli amici. Io sono solo, ci vado lo stesso.

Scatto qualche foto, ordino il mio kebab accompagnato dall’immancabile riso e mi godo la piacevole serata. Ci sono ancora 28 gradi, un leggero venticello caldo e tanta gente che si diverte.

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Ciao Bassora. Domani mi aspetta un’altra lunga giornata on the road. Alle 21.30 rientro. Ho una sensazione di gioia incredibile. Questo posto è al limite ma è uno di quei viaggi della vita. Una volta qualcuno aveva detto: “una delle decisioni più importanti della tua vita è se scegliere di credere che l’umanità sia buona o credere che l’umanità sia cattiva. Questa decisione detterà il corso della tua intera esistenza”. Io stasera ho avuto la conferma che la mia scelta è stata quella giusta.

A presto per la prossima puntata: Marshes, Ur & Najaf