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Reisetagebuch · 10. November 2022 · Italienisches Original

Bagdad und Samarra

Iraq · 6 / 8

10. November 202206 / 08
Lesesprache

Italienisch ist das Original. Englisch und Deutsch sind automatische Übersetzungen.

10 Novembre

Mi sveglio con una strana sensazione tra la gioia e la tristezza pensando di essere arrivato alla fine del mio itinerario. Ho fatto quello che volevo ma è quasi finito, ho ancora due giorni pieni da dedicare a Baghdad e Samarra ma il mal d’Iraq inizia a farsi sentire. Rido pensando che ho fatto più amici qui in una settimana che in una vita in Svizzera. C’è qualcosa che nelle nostre vite occidentali ha smesso di funzionare da tempo e che faremmo bene a sistemare quanto prima.

Come sempre, dopo la sveglia e la doccia, la cosa più importante: la colazione. Anche oggi, datteri, datteri, datteri, datteri, pane, formaggio, frutta e ancora datteri anche nella versione premium. Lavorati, confezionati e marchiati.

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 1

Dattero che fa filosofia: meglio brutto, naturale e buono o bello, trattato e scintillante? Ormai noi amanti del limone candeggiato e dell’insalata croccante per 3 mesi non abbiamo nemmeno più la capacità di scegliere, il tempo, la fretta, lo stress scelgono per noi.

Comunque, visto che non si sa mai, ne prendo un paio e me li porto dietro. Saranno il mio spuntino.

Prenoto un taxi ed in 20 minuti sono qui:

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 2

Per entrare passo una serie di 4 metal detector. Quando ormai credo che sia abbastanza, vengo anche perquisito. Vabbè.

Questo museo, se fosse stato in un paese diverso, con una storia più clemente, sarebbe stato sicuramente uno dei musei più ricchi del pianeta. Purtroppo, tra guerre e corruzione, il grosso è stato perso. L’Unesco sta facendo di tutto per recuperare i reperti trafugati ma la strada è lunga e difficile.

La cosa peggiore è che la maggior parte dei reperti stanno tornando a casa dal Texas. Il Texas, il paese degli States maggior fornitore di soldati tra il 2003 ed il 2006 in Iraq. Forse un caso, forse no.

Qui una serie di foto degli interni. Da ingegnere, questo uno dei pezzi più affascinanti per me. Una tavoletta di argilla sulla quale c’è incisa una teoria di algebra e geometria molto simile al teorema di Euclide. Incredibile quanto avanzati fossero i Babilonesi.

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 3

Moneta

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 4

Vari reperti

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Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 6

Statua

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 7

Il fascino delle mappe

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 8

Una delle 24 sale di cui è composto il museo

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 9

Sono appena le 10. Esco dal museo e mi siedo su una panchina fuori dal museo a ragionare sul da farsi. Ho due opzioni, restare a Baghdad e andare Samarra e domani oppure andare a Samarra ora. Sento il mio fidato driver Habib. Oggi può accompagnarmi e stare con me ma non fino a tardi, domani no. Mi sa che non ho tanta scelta. Oggi si va a Samarra. Mi accordo per 30 USD. Andremo a Samarra passando per la ziggurat di Aqarquf. Tempo una ventina di minuti ed arriva al museo.

Ci mettiamo in marcia. La strada verso Samarra non è facile. La provincia di Samarra non è sotto il completo controllo del governo centrale. I checkpoints sono gestiti da una milizia sunnita che non sempre lascia passare gli stranieri. Insomma, non è come andare a Rimini. Oltretutto è l’unica regione non ancora 100% ISIS free. Più o meno consapevole del rischio partiamo.

Habib mi fa capire che cercherà di informarsi e di passare dove si può passare. Vedremo. Intanto il viaggio procede tranquillo. Durante la traversata abbiamo il tempo di scambiare due chiacchiere utilizzando Google Translator. Nonostante l’ilarità della traduzione Arabo – Tedesco o Arabo – Italiano, riusciamo a capirci su alcune cose. Una cosa che mi lascia un po’ perplesso è la sua visione dell’Occidente. È l’esatta contrapposizione della nostra visione del mondo arabo. Propaganda everywhere. C’è un mondo reale ed un mondo raccontato. Chissà quanto di quello che tutti noi conosciamo è reale e quanto invece è percepito come tale. La differenza è quello che ci fa odiare altri popoli, ci fa combattere guerre, ci fa sentire diversi.

Siamo finalmente fuori da Baghdad. Lasciato il traffico cittadino alle spalle, 10 minuti ancora e siamo qui. La ziggurat di Aqarquf.

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 10

L’edificio è un grosso blocco geometrico a più piani. Risale ai tempi dei Cassiti, anche qui, l’immensità intorno suggerisce km e km di possibili ritrovamenti. Il piano inferiore è stato tutto ricostruito ai tempi di Saddam.

Alcune foto:

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Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 13

Finito il giro,

È tempo del checkpoint per entrare a Samarra. Lungo e asfissiante. Controllano tutto, l’auto, l’autista, me, i documenti, il bagaglio, il bagagliaio. Per fortuna sembra tutto ok. Si, fortuna, perché qui non è questione di cose in regola o no ma di quello che va bene o no ai soldati di turno. Dopo 40 minuti, ci lasciano andare. L’unico problema è che mi trattengono il passaporto. Mi sembra strano ma sembrerebbe la prassi. Mi restituiranno il tutto all’uscita.

Nota: Al rientro ho verificato che trattenere il passaporto è normale nella provincia di Samarra. Questo sistema evita che gli stranieri possano attraversare la regione. Si entra e si esce solo dallo stesso punto e non si può soggiornare (dormire) all’interno.

Sulla strada dal checkpoint alla famosa moschea del venerdì (quella del famoso minareto a spirale) mi sembra di essere in territorio di guerra. I soldati sono ovunque con Hummer e carrarmati, mitragliatrici e mezzi da assalto. Si percepisce la tensione. Cerco di non farmi prendere dall’ansia e di non pensare a cose strane.

Poco dopo arriviamo qui. Finalmente posso scattare qualche foto.

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 14

Il minareto è aperto al pubblico. La moschea (quello che rimane) è controllata dai militari. Il biglietto di ingresso non credo sia gestito dal ministero del turismo iraqeno ma da quello delle bustarelle.

Mr. Gimme 10 dollars and I open it for you, mi accompagna all’ingresso. Ha tutte le chiavi, trova quella giusta e apre il cancello.

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 15

Questo è quello che vedo. Una immensa distesa e resti di colonne, oggi patrimonio mondiale dell’Umanità. A me non sembra nulla di speciale. Tra le altre cose è stata danneggiata durante l’invasione degli USA perché usata dagli americani come punto di osservazione e presa di mira dagli iraqeni con bombe, granate e razzi.

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 16

Il minareto è più interessante. La conformazione a spirale imita la leggendaria struttura della Torre di Babele.

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Salgo su. Ci sono un po’ di ragazzi.

Arrivo in cima.

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Altra foto Instagram

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Mi alzo in piedi, sotto di me 52 metri senza nessuna protezione.

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È ora di andare. Sono le 16. Habib deve tornare a Baghdad. Anche io, in più devo recuperare il passaporto. Ci avviamo al checkpoint. I controlli di uscita sono gli stessi di quelli di entrata. Mi chiedo quale sia il senso. Welcome to Iraq. Mi restituiscono il passaporto. La cosa buffa è che mentre controllano l’auto, un soldato mi chiede se voglio fare una foto con lui. Certo!

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Il viaggio di ritorno in città è abbastanza tranquillo. Il paesaggio è sempre lo stesso, le strade monotone e poco trafficate.

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Le cose cambiano quando ci immettiamo su una sorta di autostrada trafficata, molto trafficata. Habib ha fretta. Mi guarda, mi dice “no problem”. Non capisco cosa intende. Dopo 2 secondi capisco. Si fa spazio tra le auto, attraversa la carreggiata, imbocca la corsia di marcia opposta e si posiziona su quella che sarebbe la corsia di emergenza dell’altro senso di marcia, sfiorando un frontale. Contromano e con le 4 frecce lampeggianti ci avviamo verso Baghdad. Chiudo gli occhi e prego. Pensavo di averle viste tutte, mi sbagliavo. La foto rende poco l’idea ma i fari puntati negli occhi pensavo fossero stati l’ultima cosa che avessi visto.

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Dopo pochi km, saltato tutto il traffico, la manovra si ripete nel senso opposto. Habib mi guarda orgoglioso. Io credo di dover cambiare le mutande.

Dopo 20 minuti siamo in centro. Saldo il conto, saluto Habib e mi dirigo in albergo. Mi faccio lasciare a poche centinaia di metri, gli risparmio un giro lungo ed io faccio due passi.

È stata un’altra giornata intensa ma sono a Baghdad, c’è sicuramente qualcosa da fare di sera. Dopo una doccia rinfrescante, qualche e-mail e qualche messaggio, esco e mi dirigo nella zona vicina al Tigri. Su internet ho letto di un posto definito come uno dei più autentici Iraqi Coffee. Mi fido e faccio bene. Il posto è strano ma il cibo è fenomenale. Prendo tre cose ma le quantità sono eccessive. Avrebbero tranquillamente mangiato quattro persone.

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Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 25

Dopo cena, faccio un salto alla statua di Scheherazade e Shehriyar, i protagonisti della famosissima raccolta di racconti Le mille ed una notte. Purtroppo, la polizia non mi permette di fotografare. Bah.

Ultima tappa del giorno, un locale nei dintorni dell’albergo gestito da un italiano che propone live music. Faccio un salto. Tipico design da ristorante italiano all’estero.

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Violinista

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Mi bevo un arak, quando ormai è mezzanotte, torno in albergo. A piedi, tra la gente e senza nessuna sensazione di pericolo.

Fotografia del viaggio in Iraq, sezione 6, immagine 28

Baghdad è stata una bella sorpresa anche oggi. Samarra un’esperienza. Passano i giorni, passa il tempo ma l’Iraq continua a stupirmi.